«Perché questa rivista? Per contribuire alla formazione del quadro medio di movimento. Essa risponde a un’esigenza di quel mercato di valori d’uso che il movimento produce per se stesso».
«Di qui anche la forma della rivista: un magazzino di materiali, un insieme di differenze, da cui si tentano degli approcci a categorie più generali sempre nell’ambito dell’autonomia e dell’indipendenza del movimento. Quello che a noi interessa è contribuire a sviluppare i percorsi della soggettività collettiva, della sua immediatezza che si è consolidata nel corso degli anni ’70 fino ai problemi organizzativi e strategici che stanno maturando. È una rivista dell’autonomia, nell’autonomia, per l’autonomia».