Nel pieno di una campagna complessiva di repressione da parte dello Stato (7 Aprile e dintorni) esce questo che sarà l’ultimo numero di Rosso.
Da giornale del Gruppo Gramsci passando a giornale dentro il movimento fino a Rosso per il Potere Operaio sono passati 6 anni (dal 1973 al 1979). Rosso, citando le parole di un suo redattore capo e factotum, “…è stato un laboratorio impareggiabile, che sapeva leggere quel che stava avvenendo nel mondo. La fine della centralità della fabbrica, il proletario sociale, l’intellettualità di massa, il precariato in bianco e al nero, le periferie che si ribellano, il black out di New York. Un intero continente con cui la sinistra riformista aveva perso ogni contatto e di cui «Rosso» era la punta più eversiva. Del tutto invisa alla sinistra riformista che ha sentito l’insopprimibile esigenza di liberarsene. La sinistra ha guidato lo Stato, tramite i suoi uomini presenti nelle istituzioni, alla caccia di «Rosso» e dell’Autonomia. L’eresia doveva essere eliminata. su questa esperienza dell’Autonomia, e non soltanto su questa, si sono abbattuti centinaia di anni di carcere e di esilio. Per non dire dei compagni a cui lo Stato ha messo un termine subito.“
- La rivoluzione comunista non si arresta
- Alfa Romeo di Arese e Sit Siemens di Milano – Proposte di intervento operaio
- Fiat Torino: una nuova composizione di classe comincia a rompere col sindacato
- Il programma eversivo dell’operaio sociale
- Milano: riapriamo il dibattito sulla fase politica e sul rapporto tra iniziativa proletaria e centralizzazione organizzativa
- Saronno – Tradate – Varese Territorio e organizzazione
- Decentramento produttivo e operaio sociale – Dai reparti della grande impresa alla Società-fabbrica
- Difendere la libertà pratica diffondere la pratica della libertà
- Nucleare: la manifestazione di Caorso e di Piacenza
- La rivoluzione comunista non si arresta! – Libertà per tutti i comunisti in carcere
- La violenza della ristrutturazione – Note e appunti per processare piccismo e sindacalismo